
Eolico Italia: 13,3 GW, Regioni Sud e Offshore
L’Italia ha circa 13,3 GW di potenza installata eolica, ma con un divario enorme tra Nord e Sud, e un singolo parco offshore operativo. Ecco cosa dicono i numeri ufficiali.
Potenza installata: 13,3 GW (giu 2025) ·
Aerogeneratori: 7.449 ·
Parco offshore: 1 (30 MW) ·
Progetti in pipeline: 93
Panoramica rapida
- 13,29 GW potenza installata a giugno 2025 (Enel – Dati Terna aggiornati)
- 7.449 aerogeneratori attivi in Italia (Energia per il Futuro – Dati di settore)
- Beleolico Taranto: 30 MW, primo e unico offshore operativo dal 2022 (Rinnovabili.it – Report Legambiente)
- Produzione eolica precisa per il 2025 ancora non consolidata
- Tempistiche esatte di many offshore projects in fase autorizzativa
- Confronto costi eolico offshore vs onshore Italia
- 2021: governo Draghi annuncia 39 progetti offshore (Energit – Analisi di settore)
- 2022: inaugurazione Beleolico Taranto (Energia per il Futuro – Dati impianto)
- 2026: produzione prevista parco Marsala (Energit – Analisi di settore)
- 2028: produzione prevista parco Sardegna SW (Energit – Analisi di settore)
- Pniec prevede 2,1 GW galleggiante al 2030 (Diario diac – Dati ufficiali)
- 132 richieste Terna per 89,9 GW offshore in 12 regioni (Diario diac – Dati ufficiali)
- Solo 6 pareri emessi su 26 istanze dal 2021 (23%) (Diario diac – Report istanze)
I dati ufficiali più recenti certificano lo stato dell’eolico italiano a metà 2025, con oltre 7.000 turbine attive e una posizione tra i primi cinque Paesi europei per capacità installata.
| Dato | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Potenza totale | 13,29 GW (2025) | Enel – Dati Terna aggiornati |
| Numero aerogeneratori | 7.449 | Energia per il Futuro |
| Parco offshore operativo | Beleolico Taranto (30 MW) | Rinnovabili.it – Report Legambiente |
| Progetti offshore mappati | 93 (74 GW) | Rinnovabili.it – Report Legambiente |
| Richieste Terna connessione | 132 (89,9 GW) | Diario diac |
| Concentrazione Sud | 91% in 6 regioni | Modofluido – Analisi regionale |
Qual è la regione con più pale eoliche in Italia?
La geografia dell’eolico italiano è radicalmente sbilanciata verso il Meridione. Sei regioni del Sud concentrano il 91% della potenza installata, con la Sardegna in testa per capacità complessiva e la Basilicata che guida per numero di aerogeneratori con 1.489 pale. La Puglia segue a ruota con 1.438 pale, confermandosi come hub eolico della penisola.
A gennaio 2026 risultavano attivi 6.173 impianti eolici onshore, con Basilicata e Puglia che da sole rappresentano quasi il 50% del parco turbine nazionale.
Distribuzione per regioni
Secondo i dati raccolti da Legambiente e Terna, la distribuzione dei progetti offshore per regione vede la Sardegna al primo posto con 23 progetti, seguita dalla Sicilia con 22 e dalla Puglia con 20. Il Lazio e la Calabria completano la top five con rispettivamente 7 e 6 progetti.
Quote al Sud
Trapani si conferma la provincia con il maggiore potenziale richiesto: 11,2 GW di richieste, pari al 12,7% del totale nazionale. Il Sud Sardegna si posiziona secondo con 9,52 GW, mentre Barletta-Andria-Trani in Puglia occupa la terza posizione con 6,24 GW.
L’implicazione è chiara: il tessuto produttivo e logistico del Centro-Nord non ha saputo o voluto integrare l’eolico nella propria pianificazione territoriale, lasciando l’intero comparto dipendente da un’area geografica ristretta.
A che punto è l’energia eolica in Italia?
Al giugno 2025, la potenza eolica installata in Italia ha raggiunto 13,29 GW secondo i dati Terna-Enel, posizionando il Paese al quinto posto in Europa per capacità totale, quasi interamente onshore. Rispetto al 2020, la crescita è stata di circa 2 GW, ma il ritmo delle nuove installazioni sta rallentando: nel 2025 il nuovo installato è sceso dell’8% rispetto al 2024.
Potenza installata attuale
Il dato più recente certificato parla di 7.449 aerogeneratori attivi, con una concentrazione che riflette la ventosità del territorio meridionale. La differenza tra il dato Enel (13,29 GW) e quello Energit (12.051 MW) riflette tempi di rilevazione diversi: il primo è aggiornato a giugno 2025, il secondo a fine anno con metodologie Terna distinte.
Crescita recente
L’Italia rimane dipendente dalla tecnologia onshore, mentre lo sviluppo offshore resta marginale. Il Pniec prevede 2,1 GW di eolico galleggiante entro il 2030, e il Fer II punta a 3,8 GW totali di nuova capacità rinnovabile, ma i tempi autorizzativi restano il principale collo di bottiglia.
A livello globale, il 2024 ha segnato 79,4 GW di nuova capacità eolica offshore, con l’Italia che si colloca soltanto all’ottava posizione per potenza installata in mare.
Il dato da osservare è la distanza tra ambizione normativa e capacità realizzativa: tra il 2021 e oggi, su 26 istanze offshore presentate, solo 6 hanno ricevuto parere (23%), un bottleneck autorizzativo che rischia di vanificare gli obiettivi al 2030.
Perché in Italia è poco sfruttata l’energia eolica?
L’Italia non soffre di mancanza di vento né di tecnologia. Soffre di un sistema autorizzativo frammentato e di un’opposizione locale strutturale, che ha reso il Paese dipendente da un pugno di regioni meridionali mentre il Centro-Nord ha sistematicamente bocciato nuovi impianti.
Ostacoli principali
Secondo Simone Togni, presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev), “l’eolico offshore in Italia è rimasto troppo a lungo in attesa, bloccato da ritardi normativi, incertezze autorizzative e da una visione frammentata.” Il riferimento è ai 132 procedimenti di connessione pendenti presso Terna per 89,9 GW totali, che attendono pareri dalla Capitaneria di porto e dal Mite.
Opposizione NIMBY
Il fenomeno NIMBY (Not In My Backyard) è particolarmente accentuato in Italia. Molti Comuni del Centro e del Nord hanno bloccato nuove installazioni attraverso variante urbanistiche, mentre le amministrazioni meridionali hanno saputo integrarne l’impatto economico nella pianificazione locale. Il risultato è una dipendenza strutturale del sistema elettrico italiano da un’area geografica ristretta.
Il Paese che ha ospitato la Cop26 e si è impegnato pubblicamente per la transizione energetica ha autorizzato un solo parco eolico offshore in tre anni, mentre Germania e Danimarca hanno installato rispettivamente 742 MW e 344 MW di capacità in mare.
Per il sistema elettrico, questo significa vulnerabilità: quando il vento non soffia al Sud, non esiste alternativa di backup geografico. Per gli investitori, significa incertezza sui ritorni e tempi di payback imprevedibili.
Quanto produce l’eolico in Italia?
Nel 2023, la produzione eolica italiana ha raggiunto 23,4 TWh, sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di circa 23 milioni di persone. La previsione di crescita indicata dal Pniec era di un +46,2% entro il 2025, ma i ritardi autorizzativi e il calo delle nuove installazioni potrebbero compromettere questo target.
Produzione annua
Il dato 2023 (23,4 TWh) rappresenta un punto di riferimento solido, certificato da Terna. Per il 2024 e il 2025, le stime sono ancora in fase di consolidamento, ma la tendenza indica una produzione stabile o in lieve crescita, trainata dalla messa in esercizio di nuovi impianti nelle regioni meridionali.
Contributo rete
L’eolico contribuisce oggi a circa il 6-7% della produzione elettrica nazionale, una quota inferiore rispetto al solare fotovoltaico e in linea con la media europea degli ultimi anni. Il paradosso è che il Paese ha il potenziale per raggiungere il 15-20% con gli investimenti giusti, ma resta ancorato a livelli inferiori per vincoli autorizzativi.
Per Terna, il problema è anche infrastrutturale: secondo Enrico Maria Carlini, responsabile pianificazione dell’operatore di rete, “per integrare i 300 GW previsti al 2050 occorrono oltre 400 GW di capacità di trasmissione.” La rete attuale non è dimensionata per smaltire picchi eolici concentrati geograficamente.
Dove si trova il più grande impianto eolico in Italia?
Il parco eolico di Portoscuso, in Sardegna, detenuto da Enel Green Power, è storicamente il più grande impianto eolico italiano. La struttura, situata nel sud-ovest dell’isola, ha rappresentato per anni il simbolo della capacità eolica nazionale e continua a contribuire in modo significativo alla produzione regionale.
Parco Portoscuso
Il parco Portoscuso rientra nel novero degli impianti storici che hanno permesso alla Sardegna di emergere come regione leader dell’eolico italiano. La scelta di Enel Green Power di localizzare qui l’impianto più grande non è casuale: le condizioni anemometriche del Sud Sardegna sono tra le migliori d’Europa per la produzione eolica.
Altri grandi parchi
Accanto a Portoscuso, Emilia-Romagna e Puglia ospitano impianti di rilievo storico che hanno contribuito alla crescita del parco installato italiano. La Puglia in particolare si distingue per la densità di aerogeneratori: con 1.438 pale attive, rappresenta il secondo polo eolico nazionale dopo la Basilicata.
Un nuovo parco eolico offshore da 504 MW è previsto nella Sardegna sud-occidentale, con 42 turbine da 12 MW ciascuna e avvio produzione nel 2028. Questo progetto raddoppierà quasi la capacità offshore attuale del Paese.
Per gli investitori, la concentrazione in Sardegna rappresenta sia un’opportunità (ventosità elevata) sia un rischio (dipendenza da una singola area geografica). La diversificazione verso nuove tecnologie galleggianti e nuove regioni coastali resta la scommessa aperta per il comparto.
Quali sono gli impianti eolici offshore in Italia?
L’offshore eolico italiano è fermo a 30 MW, contro gli oltre 1.000 MW installati in Germania o Danimarca. L’unico parco operativo è Beleolico a Taranto, inaugurato il 21 aprile 2022: 10 turbine per 30 MW di potenza, che producono 58.000 MWh/anno e coprono il fabbisogno di 60.000 persone. Ma dietro questa unicità si nasconde un gap strutturale.
Progetti attuali
Legambiente ha mappato 93 progetti offshore per un totale di 74 GW in 10 regioni, e Terna registra 132 richieste di connessione per 89,9 GW in 12 regioni. La distanza media dei progetti dalla costa è di 9,9 km, con il massimo a Rimini (22 km). Tra i progetti più avanzati figurano:
- Agnes (Ravenna): 800 MW — Università di Palermo (documentazione)
- Tyrrenian Wind Energy (Rimini): 330 MW — Università di Palermo
- 7Seas Med (Marsala): 250 MW — Università di Palermo
- Barium Bay (Barletta): 110 MW — Università di Palermo
- Parco Marsala (Sicilia): 252 MW, 21 turbine da 12 MW, produzione 2026 — Energit
Prospettive future
Il potenziale teorico è impressionante: fino a 20 GW entro il 2050 con tecnologia galleggiante, secondo le stime Raccolta nel report Legambiente. Uno studio de La Sapienza parla di 25-50 GW di eolico flottante al 2050. Ma la distanza tra potenziale e realizzato resta il problema centrale del settore.
Per chi pianifica politiche energetiche, la scelta è tra accelerare i 132 procedimenti pendenti o accettare che l’Italia resti fanalino di coda dell’eolico offshore europeo. Per chi si chiede se ne valga la pena: con 93 progetti e 74 GW in pipeline, il vento c’è. Manca solo il coraggio autorizzativo.
Punti di forza
- Quinto posto in Europa per potenza installata
- 7.449 aerogeneratori operativi
- 93 progetti offshore in pipeline (74 GW)
- Potenziale galleggiante fino a 20-50 GW al 2050
- Beleolico: primo parco offshore dimostrativo operativo
Debolezze
- Un solo parco offshore (30 MW vs 742 MW Germania)
- 91% potenza concentrata in 6 regioni del Sud
- Solo 6 pareri su 26 istanze offshore dal 2021 (23%)
- Calo installato 2025: -8% vs 2024
- Rete di trasmissione insufficiente (Enrico Maria Carlini, Terna)
Report Finalmente Offshore 2025 — Legambiente/Rinnovabili.it: “L’Italia, con un solo parco eolico near shore a Taranto, è ferma a 30 MW di potenza, nelle ultime posizioni per potenza installata.”
Simone Togni, presidente Anev — Associazione Nazionale Energia del Vento: “L’eolico offshore in Italia è rimasto troppo a lungo in attesa, bloccato da ritardi normativi, incertezze autorizzative e da una visione frammentata.”
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Domande frequenti
Quali sono le prospettive dell’eolico in Italia per il 2025?
Le prospettive 2025 sono contrastanti: da un lato la potenza installata ha raggiunto 13,3 GW, dall’altro le nuove installazioni sono calate dell’8% rispetto al 2024. Il Pniec prevede 2,1 GW di eolico galleggiante entro il 2030, ma i tempi autorizzativi restano il principale ostacolo.
L’energia eolica è diffusa nel Nord Italia?
No. Il Nord Italia è sostanzialmente assente dall’eolico: il 91% della potenza installata è concentrato in sei regioni del Sud (Basilicata, Puglia, Sardegna, Sicilia, Campania e Calabria). Emilia-Romagna ha qualche impianto storico, ma la concentrazione meridionale è strutturale.
Perché c’è opposizione alle pale eoliche?
L’opposizione alle pale eoliche in Italia è principalmente di tipo NIMBY, con Comuni del Centro-Nord che bloccano nuove installazioni attraverso varianti urbanistiche. Le regioni meridionali hanno saputo integrare l’impatto economico nella pianificazione locale, mentre al Nord prevale la resistenza locale nonostante i target nazionali di rinnovabili.
Quali regioni del Sud dominano la produzione?
Basilicata (1.489 pale), Puglia (1.438 pale), Sardegna, Sicilia, Campania e Calabria. La Sardegna è prima per capacità complessiva, mentre Trapani (Sicilia) è la provincia con maggiori richieste di connessione offshore (11,2 GW).
Come accedere all’Atlante Eolico?
L’Atlante Eolico ufficiale è disponibile sul sito di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) come mappa interattiva web. Permette di consultare le classi di ventosità per regione e stimare il potenziale di nuovi siti. L’accesso è libero e gratuito per tutti.
Qual è il contributo eolico alla rete italiana?
Nel 2023 l’eolico ha prodotto 23,4 TWh, coprendo circa il 6-7% della produzione elettrica nazionale — pari al fabbisogno di 23 milioni di persone. La quota è stabile ma inferiore al potenziale teorico, vincolata dalla concentrazione geografica e dai limiti della rete di trasmissione.
Ci sono parchi eolici in Umbria?
L’Umbria non figura tra le regioni leader dell’eolico italiano. La potenza installata regionale è modesta rispetto a Basilicata, Puglia e Sardegna. L’Atlante Eolico RSE indica classi di ventosità nella fascia appenninica, ma le installazioni effettive sono limitate da vincoli paesaggistici e urbanistici.